lunedì 20 aprile 2015

Il centro delle nostre ricerche

I cambiamenti climatici
I cambiamenti climatici rappresentano un fenomeno attuale. Si prevede che i cambiamenti continueranno e che gli eventi climatici diventeranno sempre più frequenti e intensi. È altamente probabile che la maggior parte del riscaldamento sia dovuto alle attività umane.      Si prevede un ulteriore incremento della temperatura.

È stato stabilito l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 °C.                                                                                                                  Le emissioni globali di gas a effetto serra devono ridursi del 50 %. Nonostante gli sforzi volti a ridurre le emissioni si siano rivelati efficaci, qualche cambiamento climatico è inevitabile.
 
Impatto e fattori di vulnerabilità                                                 
Tra le regioni europee particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici sono presenti:
  • l'Europa meridionale e il bacino mediterraneo (a causa di aumenti delle ondate di calore e della siccità);
  • le aree montuose (a causa dell'aumento dello scioglimento della neve e del ghiaccio);
  • le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali (a causa degli aumenti del livello del mare e delle crescenti piogge intense, alluvioni e tempeste);
  • l'estremo nord Europa e l'Artico (a causa delle temperature in aumento e dei ghiacciai in scioglimento).   (Agenzia Europea dell’ambiente)
L’effetto serra
L’atmosfera lascia passare le radiazioni luminose solari, ma intercetta le radiazioni termiche che provengono dal basso. Queste, avendo una lunghezza d’onda maggiore non riescono ad attraversare nuovamente l’atmosfera che le rimanda indietro verso la superficie terrestre. Questo fenomeno è detto effetto serra.
Le principali fonti di gas a effetto serra generati dall'uomo sono:
  • la combustione di carburanti fossili (carbone, petrolio e gas) che rilasciano CO2;
  • l'agricoltura (CH4) e le modifiche della destinazione dei suoli come la deforestazione (CO2);
  • la messa a discarica dei rifiuti (CH4);
  • l'utilizzo dei gas fluorurati di origine industriale.
L’aumento della temperatura superficiale del globo terrestre implica una serie di cambiamenti che vanno ad influire in maniera diretta sugli ecosistemi, modificando sensibilmente le strategie adattative di sopravvivenza degli organismi, e ampliando (o riducendo) la biodiversità propria di una determinata nicchia ecologica.
  (CNR -IBIMET- Istituto di Biometeorologia)
Lo scioglimento delle calotte polari
Il livello globale del mare sta crescendo ad un tasso di poco più di 3 millimetri all’anno, a causa sia dello scioglimento dei ghiacci.
(GreenReport.it).
Durante la scorsa estate lo scioglimento della calotta glaciale del Polo Nord ha raggiunto livelli storici. Le cause sono state individuate nell'aumento della temperatura globale terrestre. Tuttavia il reale meccanismo che lega i due fenomeni non risulta ancora perfettamente chiaro.
Un matematico serbo scoprì, però, che le glaciazioni e la loro scomparsa si verificano in seguito al fatto che l'orbita della Terra non è sempre identica a se stessa e ciò determina nel corso del tempo delle piccole variazioni dell'energia che arriva dal Sole.
(La Repubblica, 29 Gennaio 2008).

La desertificazione

 La desertificazione si manifesta con la diminuzione o la scomparsa della produttività e complessità biologica o economica delle terre coltivate, sia irrigate che non, delle praterie, dei pascoli, delle foreste o delle superfici boschive causate dai sistemi di utilizzo della terra, o da uno o più processi, compresi quelli derivanti dall'attività dell'uomo e dalle sue modalità di insediamento, tra i quali l'erosione idrica, eolica, etc; il deterioramento delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche o economiche dei suoli; e la perdita protratta nel tempo di vegetazione naturale.  (Wikipedia)
A cura di Antonella Batistini

Ancora al lavoro..

Il lavoro di ricerca del materiale prosegue....è necessario capire come gli organismi indicatori possono esserci di aiuto nel monitorare i cambiamenti climatici...ci sono molti studi in proposito...per ora vediamo chi "fa il ricercatore" oggi...





Il "nostro" mare...

               Mar Mediterraneo

Dal latino «Mediterraneus» che significa in mezzo alle terre. È infatti un bacino semichiuso tra Europa, Africa e Asia.  Ha una Superficie di circa 2,51 km2 , una temperatura tra i 10°C e i 32°C  e una Salinità media che varia dal 36,2% al 39% .
L’acqua di mare è una soluzione complessa con una concentrazione media di sali disciolti pari a 35 g/kg (salinità). La forza di coesione dovuta ai legami a idrogeno (legami intermolecolari) determina la tensione superficiale e la viscosità dell’acqua. Quest’ultima ha un effetto importante sulla vita degli organismi marini condizionandone le dimensioni ma anche la forma. Per esempio aiuta il plancton ad evitare la discesa verso il fondo. Per gli organismi di dimensioni maggiori costituisce un ostacolo.  
Risultati immagini per molecola acqua mare
L’ossigeno è uno degli elementi fondamentali della vita, anche di quella acquatica poiché  è indispensabile per la respirazione della maggior parte degli esseri viventi.  La sua diffusione è  estremamente lenta ed il suo trasporto è legato  alle correnti. Durante questo processo avviene la combustione degli alimenti per produrre energia con conseguente formazione di anidride carbonica. Alcuni vegetali , come le alghe e piante marine, attraverso la fotosintesi realizzano un processo inverso che fornisce ossigeno all’ecosistema. L’anidride carbonica ha un’elevata solubilità di acqua. Tale composto è importantissimo poiché permette la formazione del carbonato di calcio, indispensabile per la formazione di gran parte delle strutture scheletriche degli organismi marini

.Problemi per l’ecosistema marino  sono gli insediamenti industriali . Infatti  250 miliardi di micro-particelle di plastica, circa 500 tonnellate complessive, vengono disperse dai flutti e dal vento e ingerite da pesci e plancton. Raffinerie di petrolio, complessi petrolchimici e impianti siderurgici comportano un forte inquinamento delle acque a causa dell’immissione di idrocarburi.

A cura di Caterina Alfonsi, Maddalena Giomi, Beatrice Marzucchi, Margherita Leggieri e Gaia Cecchi.

martedì 14 aprile 2015

LA VITA SU UN LITORALE SABBIOSO


Il dominio bentonico o litorale, su basi ecologiche, è suddiviso in cinque piani.
Le varie suddivisioni di questo dominio sono evidenziate dalle biocenosi. Queste sono definite come un aggruppamento di esseri viventi, stabilmente insediati in un particolare ambiente nel quale vivono e si riproducono, e corrispondente per composizione e numero delle specie e degli individui a certe condizioni medie dell'ambiente stesso.

La vita del litorale sabbioso, si distingue da quella di un litorale roccioso poiché meno definita e netta, ovvero esiste una zonazione anche per questo ambiente, ma la suddivisione risulta meno definita. La sabbia non offre un substrato solido, e gli animali che lo abitano tendono a spostarsi, seguendo gli andamenti delle maree o addirittura seguendo l'andamento delle onde. Nella zona superiore della spiaggia, irraggiungibile persino dalle onde più grandi, troviamo un habitat definito e abitato da organismi che si sono adattati benissimo alla vita sulla terraferma.
                         LA FASCIA INTERTIDALE

La fascia intertidale è una zona generalmente più estesa di questo ambiente ed è determinata principalmente dalle correnti marine. Quest'area è pianeggiante e leggermente inclinata verso il mare e può essere prevalentemente fangosa o sabbiosa. Le aree fangose si trovano nelle zone interne e lontane dai canali presso il livello medio di alta marea,invece le aree sabbiose si trovano nelle zone più esterne presso il livello medio della bassa marea. In questa zona si possono sviluppare molluschi o vermi come i balani che ricordano i molluschi. I balani chiamati anche denti di cane sono piccoli animali che si fissano sugli scogli,sulle banchine dei porti e sulla parte sommersa delle navi. Essi vengono chiamati denti di cane perché la loro forma aguzza sembra essere molto tagliente. Questi esseri si nutrono attraverso delle particolari setole che ''intrappolano'' il cibo ed è per questo che si insediano dove la corrente li possa investire. Il loro cibo non può superare 1 mm di grandezza quindi è costituito da larve,plancton e batteri. Esistono due forme principali:
•                     balano ghiandiforme, che si trovano in Europa e in America
•                     balano-oca,.che si disperdono sulla spiaggia e si ritrovano sui pezzi di legno galleggianti,boe o bottiglie.
Questi animali si possono attaccare anche su animali di grandi dimensioni come tartarughe marine o balene.
Risultati immagini per balani
  La zona intertidale, è popolata da numerose specie di molluschi bivalvi e di granchi scavatori. Nella zona inferiore dimorano esseri che non tollerano rimanere scoperti dall'acqua. Oloturie, attinie, gamberi, granchi della sabbia, piccoli pesci, molluschi bivalvi e altri piccoli organismi. Un mondo che merita di essere esplorato e non calpestato, come accade, a volte, a causa della nostra disattenzione.

I Talitri sono piccoli organismi, lunghi non più di 2 centimetri, presenti sulle spiagge di tutto il mondo. Durante il giorno vivono sotto la sabbia, oppure sotto le alghe trascinate dalle onde sulla spiaggia, ma con il buio escono allo scoperto, e attivandosi sono capaci di compiere salti di 40 o 50 volte la lunghezza del loro corpo, per questo sono stati chiamati con il nome scientifico Talitrus saltator. Forse sulla spiaggia li avrete osservati anche voi compiere balzi spettacolari.


Sogliola
Con il nome comune Sogliola si indicano alcune specie di pesci d'acqua salata appartenenti alla famiglia dei Soleidi e dei Pleuronectidi.
Sono pesci la cui evoluzione li ha portati alla postura sdraiata su un fianco, con uno dei due occhi che si è spostato a fianco dell'altro, sul lato rivolto verso la superficie dell'acqua. Anche la colorazione ha seguito quest'evoluzione: il lato rivolto verso il fondo è bianco, quello verso l'alto è bruno, marezzato, mimetico e spesso camaleontico: le sogliole riescono infatti a cambiare colore per imitare l'ambiente circostante grazie ai
cromatofori, cellule con pigmenti colorati dell'epidermide

A cura di Ginevra Grandi

Vegetali...nel Mediterraneo

L'alga stella


L’alga stella appartiene al Regno Vegetale ed alla divisione delle Alghe Verdi. L’ alga stella  è alga stagionale e,  come la cugina alga lattuga di mare assomiglia alla nostra  lattuga.
CLASSIFICAZIONE
Anadyomene stellata
NOME COMUNE
 alga stella
UBICAZIONE PREVALENTE
intero mediterraneo
TERRITORIO ABITUALE
 substrati molli in genere anche ghiaiosi
PROFONDITA’ PREVALENTE
 1-10 metri
POSSIBILITA’ DI INCONTRO
normali

Alle alghe verdi appartengono quelle alghe la cui colorazione, grazie alla forte presenza di clorofilla, spazia dal verde al grigio.
Troveremo quindi la maggior parte dei rappresentanti di questa divisione nei primi metri dalla superficie, laddove la presenza di luce si abbina alla presenza di clorofilla dell’alga, dando origine alla famosa fotosintesi clorofilliana.

L’alga gimnocomgrus 

Appartiene al Regno Vegetale ed alla divisione delle Alghe Rosse. Le alghe rosse (rodofite) presentano varie tonalità di colore , tendenti sempre al rosso da brillante al cupo con tallo ramificato in forma per lo più arborescente. Molte specie sono caratterizzate da ramificazioni calcaree essendo il tallo impregnato di carbonato di calcio. Le alghe rosse  sopportano facilmente condizioni di scarsa illuminazione e potremo quindi trovarle tanto in acque relativamente basse, quanto, e in maniera preponderante in acque profonde.

NOME SCIENTIFICO
Gimnocongrus cremulatus
NOME COMUNE
alga gomnocongrus
UBICAZIONE PREVALENTE
intero mediterraneo
TERRITORIO ABITUALE
forme di substrato duro
PROFONDITA’ PREVALENTE
dalla 5 ai 40 metri
POSSIBILITA’ DI INCONTRO
normali

Il sargasso foglie lineari 


Appartiene al Regno Vegetale ed alla divisione delle Alghe Brune. Il sargasso foglie lineari è uno stretto cugino del sargasso comune e da questo si distingue appunto per le foglie  lineari e lanceolate.

Le alghe brune raccolgono specie di alghe dalle forme e dalle colorazioni più svariate accomunate dalla presenza nel loro tallo di una pigmentazione di colore bruno, non sempre però prevalente. La capacità di fotosintesi delle alghe brune permette il loro attecchimento e quindi la loro sopravvivenza anche a quote di profondità superiore a quelle delle cugine alghe verdi.

NOME SCIENTIFICO
Sargassum linifolium
NOME COMUNE
sargasso a foglie lineari
UBICAZIONE PREVALENTE
mediterraneo occidentale
TERRITORIO ABITUALE
scogli e substrati rocciosi in genere
PROFONDITA’ PREVALENTE
dalla superficie a 20 metri
POSSIBILITA’ DI INCONTRO
sporadiche per esemplari isolati